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mercoledì 25 marzo 2015

Disney, ma cosa mi combini?

Ieri sera per staccare un po' io e la mia amica G. siamo andate al cinema. Questa volta ha scelto lei e siamo finite a vedere Cenerentola.

Disney cosa stai facendo?
Prima mi sconvolgi Malefica, la cattiva per eccellenza, facendola diventare una buona, che è diventata cattiva solo perchè gli hanno rubato le ali, poi questo?
Avevi la possibilità di cambiare il personaggio delle favole più insulso per eccellenza, una bella statuina che non sa di niente e invece me la lasci così com'è? Seriusly?
Pensavo che dopo Brave, dopo il successo di Frozen avessi imparato che le eroine moderne sono le donne che si salvano da sole, che vanno oltre il cliché della donna tutta casa e chiesa. Al mondo ora piacciono, giustamente, modelli più dinamici, donne che sanno il fatto loro, che sono indipendenti, ma anche amorevoli, che sanno essere gentili con gli altri ma che non si fanno abbattere dalle difficoltà. E' giusto desiderare di più dalla trama di un film  quando la vita chiede così tanti a noi.

Noi dobbiamo essere buone, gentili, dolci, amorevoli, ma lavorare, essere donne in carriera, sportive e creative. Una volta erano gli uomini a chiederci di essere tutto ciò, escluso il lavoro. Oggi siamo noi stesse a pretendere troppo. Noi vogliamo tutto, perchè sappiamo di poter ottenere tutto. 
Noi vogliamo essere economicamente indipendenti, vogliamo amare ed essere amate, vogliamo avere tanti interessi, vogliamo tanto dalla vita. Siamo tutte ben coscienti di non poter fare tutto, di non poter essere tutto, ma Disney davvero non potevi cambiare Cenerella nemmeno un pochino? Delle principesse è la più rincoglionita, la più idiota e lo è sempre stata, ma almeno nel cartone animato non traspariva più di tanto. 
Nel film questa attrice con gli occhi spersi e le sopracciglia troppo scure, non sa di niente. 
Ella, memore degli insegnamenti della madre, vive sotto una campana di vetro, ma come spesso nella vita accade la campana si rompe, e non bastano più la gentilezza e il coraggio. Il coraggio di Ella in tutto il film è stato quello di sopportare passivamente le angherie della matrigna. Ripeto passivamente. La sopportazione passiva fatta di: "Hai ragione tu, Scusami, E' colpa mia." quando non è davvero così, ma si ha paura di offendere se non lo si fa, non porta a niente. Nulla! 
La resistenza passiva è un'altra cosa. 
Per esempio c'è una scena in cui Ella sta preparando la colazione, serve tutti e poi si vuole sedere a tavola con la Matrigna e le Sorelle. Madame le dice che non può pretendere da Ella che lei: "prepari la colazione, la serva e poi la mangi anche insieme a loro. Non sarebbe meglio che Elle mangiasse dopo che ha finito tutte le sue faccende?" E sta scema che cosa fa??!  
Voi cosa avreste fatto? Tenete a mente la Gentilezza e il Coraggio. 
Io come minimo avrei risposto che non "era troppo disturbo sedermi a mangiare con loro" e mi sarei seduta guardando negli occhi la stronza e avrei mangiato la colazione con gusto. Ella invece scappa in cucina piangendo dandola vinta a Madame. 

E' questo il messaggio che vogliamo passare alle bambine? Quella non è gentilezza e di sicuro non è coraggio. La gentilezza arriva più tardi nel film quando Cenerentola sfama una povera vagabonda. Questa si rivela essere poi la fata madrina. 
Il problema della storia, che rende la favola solo una bella favola, è che Cenerentola ha il suo riscatto grazie a un aiuto esterno. Nella realtà non esiste la fata madrina. 

La vera star del film è Lady Tremain 


Le bambine che hanno a che fare con i bulli,  le donne che subiscono abusi da mariti o fidanzati violenti non possono stare lì ad essere gentili e coraggiose, senza fare niente. Le donne devono sapersi difendere, le donne devono essere coscienti di essere molto più che un bel visino gentile. 

Sognare va bene, ma con Cenerentola che ancora nel 2015 è la stessa del cartone animato del 1950, le bambine possono sognare che un principe, nemmeno troppo capace, si innamorerà di loro al primo sguardo, ma davvero ne vogliam parlare?, che la cercherà in lungo e in largo nel regno per trovarla e che la salverà dalla matrigna, anche se lui non sapeva proprio di doverla salvare da qualcosa? 
Sono tanti i punti in cui la storia fa acqua da tutte le parti! 
Se davvero vuoi parlare di Coraggio e Gentilezza, hai fatto di meglio, senza dichiararlo apertamente.
Belle, per dire, scambia la sua vita con quella di suo padre. (gentilezza, amore figliale e tanto coraggio) poi si fa prendere dalla sindrome di Stoccolma, Pocahontas va oltre le differenze di razza e comprende la diversità nel prossimo, Jasmine almeno si innamora di un povero, ma simpatico ragazzo, e ha una cazzutissima tigre a coprirgli le spalle, Mulan entra nell'esercito per salvare suo padre, impara a combattere, rischiando la morte per mano degli Unni, per mano della legge cinese, e salva anche l'Impero. Coraggio e gentilezza! 

Disney ti sfido a far qualcosa di meglio per il prossimo film, perchè questa Cenerentola mi ha davvero delusa. 

lunedì 23 marzo 2015

La compagna che si sposa

Una mia compagna delle superiori si sposa.
Questo mi fa pensare, come penso sia normale, al tempo che passa, al liceo, ai miei compagni e anche a me stessa.
Non sono in crisi, non del tutto. Non invidio la mia compagna, anzi sono felicissima per lei, ma questo mi riporta ovviamente a un momento di analisi della mia vita. Senza tutte le paranoie del caso sul perché lei sì e io no? Dove lo avrà trovato un uomo decente?

No quello che mi viene da pensare è che sostanzialmente io dalle superiori non sono cambiata.
Dalle superiori non ho fatto grandi passi avanti, sono ancora la ragazza cicciottella, anzi grassa, insicura, che si veste male e può contare gli amici nelle dita di una mano, quella che esce poco e legge libri o guarda film.
Non ho un lavoro, non ho un uomo.
A volte mi chiedo: "Se io sparissi, cambierebbe davvero qualcosa? Qualcuno lo noterebbe?"

Ho rischiato di sparire una volta, ma è il mio primo ricordo di infanzia, e non ne parleremo mai in questa sede. 

Mia sorella dice che farmi vedere da qualcuno potrebbe solo giovare. 

I miei ricordi del liceo invece sono ancora vivi e bruciano ancora. Alle superiori ho passato cinque anni di alti, molti pochi, e bassi, molti. Facebook mi ripresenta le vite dei miei compagni, riportandoli alla mia attenzione, e puntualmente sognerò di notte, avrò un incubo ambientato alle superiori. Devo superarla questa cosa, mi dico, eppure le medie sono state molto peggio a confronto, ma le superiori mi sanno di fallimento. 
Scelsi una scuola e una classe dove avrei potuto lasciarmi alle spalle i compagni delle medie, che non mi davano tregua, che mi prendevano in giro. Il liceo doveva essere il mio periodo del riscatto e non lo è stato. 

Ora vado. Gli incubi mi aspettano. 

mercoledì 4 marzo 2015

Caro diario

Caro diario, amo Piero ma non posso dirlo a nessuno quindi lo dico a te.

Questo è ciò che ho trovato aprendo uno dei miei vecchi quaderni. 
Non è il primo che trovo ma di sicuro è quello che mi ha più fatto tenerezza.  
Quanti quaderni iniziati, poche pagine scritte e poi il resto bianco.La costanza non è io mio forte. 
rebeccablairart.tumblr.com
  
Non  ho un ricordo davvero importante dei diari ma adesso che ci penso almeno una volta all'anno iniziavo un diario segreto. Ho sempre cercato di esprimere ciò che non riuscivo a elaborare con la scrittura e scrivere non mi piaceva nemmeno.
Il disegno era uno sfogo della creatività mentre la scrittura era ed è per me anche oggi elaborazione della realtà. Una realtà troppo cinica e complicata per una bambina ingenua e incapace di cogliere le sfumature del comportamento altrui. Una bambina che credeva che quelle parole sarebbero state custodite nella carta e nessun altro le avrebbe viste, senza rendersi che i suoi segreti sarebbero stati alla portata di tutti se il diario fosse caduto in mani sbagliate. 
Non so come avrei reagito se il mio diario fosse stato mostrato nella mia classe, per fortuna non lo portavo con me. 
In casa la privacy non esisteva, come non esiste nemmeno adesso. Una casa senza le chiavi alle porte, compresa quella del bagno,  dove se tieni la porta chiusa sei scortese, dove se te ne stai in camera tua hai qualcosa da nascondere.  Nonostante la mancanza di privacy nessuno ha mai scoperto i miei diari, o se lo ha fatto non me lo ha fatto notare, e io ai miei diari ho sempre detto la verità.  
Ho detto a lui che mi piaceva Piero, ho detto a lui che a scuola mi trovavo male, ho detto a lui i miei primi pensieri sul sesso e le mie impressioni sul primo pene visto da vicino.  Penso che i miei genitori impallidirebbero a leggere i miei pensieri al riguardo eppure quel diario c'è ancora. 

Non ho mai realizzato prima quanto mi piace scrivere e quanto mi serve scrivere ed è questo che voglio fare con questo blog d'ora in poi. Voglio scrivere di più per me e meno per lo scrivere in sé. 
Voglio uscire allo scoperto raccontando il mio passato, il presente e elucubrare sul mio futuro. 
Voglio farlo per me e basta. 
Me lo devo, in fondo.

giovedì 27 novembre 2014

Generazione 300 euro

-Ciao! Come stai? Quanto tempo che non ci vediamo! Dai racconta! Cosa combini di bello?

Ecco questa è la conversazione che temo di più al momento.
Il fatto di non essere lavorativamente attiva mi rende nervosa, ma il fatto di incontrare qualcuno che ti chiede effettivamente come stai occupando il tuo tempo, che stai occupando cercando lavoro, ecco è snervante e imbarazzante
Come quando la vecchia zia al matrimonio di tua cucina ti chiede: -E tu il fidanzato non ce l'hai?
In questo periodo di crisi per noi laureati è di sicuro più difficile che in altri momenti storici trovare lavoro, qualunque esso sia.
Per quanto mi riguarda la crisi dell'immobiliare è la peggior cosa che potesse capitare, anche se l'immobiliare è sempre in crisi, lo è sempre stato e la cosa non cambierà di certo. 

Noi giovani menti ci iscriviamo all'università credendo che una laurea nello zaino possa aprirci chissà quali porte e  ci troviamo poi alla fine dei nostri percorsi che siamo troppo vecchi per fare gli apprendisti da qualche parte, non abbiamo esperienza lavorativa e nessuno ci vuole. Illusi, delusi e disillusi nel giro di pochi mesi.
Ci guardiamo intorno prima con fare quasi superbo, pensando che avendo studiato una vita, non ci abbasseremo di certo a fare i promoter per laqualunque marca al supermercato della nostra città, poi i mesi passano, iniziamo ad avere l'ansia, il lavoro non si trova nel nostro campo e iniziamo a guardarci intorno pensando che poi la storia del promoter non era tanto male. Molti di noi studenti fuori porta cercano di restare "nella città" il più a lungo possibile ed evitare di tornare nel paesello d'origine. 
E' tempo di Natale, e pensiamo che magari un posto a fare pacchettini di Natale in profumeria lo troviamo, ma no, anche per quello ci vuole esperienza, giuro. 
Passano i mesi e siamo incazzosi, quasi da prendere a schiaffi il primo che ci dice che sta lavorando in uno studio e forse lo prenderanno in pianta stabile, invece di essere felici per lui. 
L'invidia scorre nelle nostre vene, sappiatelo.

- Beh quindi io cerco lavoro, e tu?
- Eh già non ce n'è molto in giro, io ho trovato in uno studio, mi hanno preso perchè una è rimasta incinta, poi ha deciso di stare a casa con il bambino e quindi mi hanno preso, ma preso preso, capisco.
-Si capisco, e ti odio!

Scusa ma non riesco ad essere felice per te, persona con il lavoro, scusa proprio.
Quello che forse un po' ci può più o meno consolare è che non solo siamo tanti, che poi vuol dire competizione alle stelle, ma che siamo un po' tutti nella stessa barca.

Quindi se anche voi siete in questa situazione commentate qui sotto e insieme ne usciremo, saremo noi a inventarci il nostro lavoro, saremo noi i fautori del nostro destino, ne usciremo vincitori.
Ma nel frattempo se volete impiegare il tempo, tra un giro a distribuire curricola e l'altro, tra un giro di telefonate e l'altro, godetevi questa lista di film e serie tv di personaggi che hanno i nostri stessi problemi e che in un modo o nell'altro hanno risolto la loro situazione di stallo. 

Film
Scusate se esisto
Frances Ha
Generazione 1000 euro
Post Grad, Laureata e adesso
Il diavolo veste prada
Il laureato
Giovani carini e disoccupati
Gli stagisti
In to the wild
Larry Crowne l'amore all'improvviso
Serie TV
Underemployed
Girls


mercoledì 5 novembre 2014

Trovare lavoro un esperienza ... pregressa!

Ok. il blog si merita un po' più di attenzione.
No non ho intenzione di far diventare questo spazio un'occasione lavorativa, ma nell'ultimo mese l'ho veramente trascurato. Sì ok ho da dare l'esame di abilitazione, quindi non ho  tutto sto tempo per scrivere e pensare a qualcosa di interessante da scrivere. 

Il problema è che mi vengo in mente un sacco di cose, ma è poi dar loro seguito che sembra impossibile. Ho la capacità di attenzione di un pesce rosso. 

Oggi, questo volevo raccontarvi, sono andata a IoLavoro. Una specie di "fiera" del lavoro, dove millantavano incontri diretti con aziende, dove avrei, potuto lasciare il mio curriculum vitae nella, vana, speranza di trovare un lavoro. 
Partendo dal fatto che di aziende non ce n'erano ma c'erano varie agenzie di collocamento che volevano i miei dati ma non credo che nessuno mi chiamerà, ho perso un pomeriggio. 
L'unica nota positiva è che ho potuto praticare un po' inglese e francese negli stands esteri.

La cosa esilarante è che dietro a me e la mia prode amica, che mi ha trascinato a sta pagliacciata, si pianta una ragazza, che inizia a conversare con noi. 
Ha studiato diritto internazionale, noi architettura, e comunque siamo tutti a spasso senza un lavoro, facendo stage non pagati se va bene. 
La ragazza ci dice che è disposta a fare qualsiasi lavoro purchè sia a tempo Indeterminato. 
Si è trasferita da Roma e adesso cerca lavoro a Torino. 
Stavo per riderle in faccia. 
Ormai siamo così nel guano che Tempo Indeterminato è una barzelletta, non più un miraggio. Noi giovani menti italiane siamo fortunate se riusciamo a farci dare uno stage Non pagato per un paio di mesi, dove ti sfruttano e non ti formano, figuriamoci se uno ti prende a tempo indeterminato senza averti preso per un decennio in prova.

La chicca è stato, appeso in uno dei box delle agenzie di collocamento, vedere un annuncio, l'ennesimo dopo magazziniere, commessa, addetto  al conteggio dei fagioli quadrati,  dove si cercava un LAVAPIATTI con esperienza pregressa. 
Lavo i miei piatti tutti i giorni a casa mia non bastava, ovvio.

Ora mi viene da chiedere al nostro paese: ma per respirare e espletare le basilari funzioni corporee devo avere esperienza pregressa?

mercoledì 24 settembre 2014

The Giver, Il Film.

Nel mese passato vi avevo detto che avevo in programma di legger The Giver, Il mondo di Jonas. L'ho letto, ma ve ne parlerò poi nel post dei libri di settembre, e poi mi sono vista il film.

Premessa: Ora vi voglio parlare solo del film.
La storia, per quanto bella ve la narro un po' sì e un po' no. Non voglio fare spoiler.
Dunque il film si basa sul libro omonimo, che è del 1993, ben prima di Hunger Games, ben prima di Divergent. Queste due saghe si sono, in qualche modo, ispirate a questo libro.
Jonas vive in una comunità chiusa, idilliaca, dove non ci sono mai discussioni, imperfezioni eccetera. Sembra una città giardino di Howard. 
L'uomo ha deciso di abbandonare la diversità per uniformarsi, appianare le differenze per vivere finalmente nell'armonia.
Ben presto, dopo la cerimonia di assegnazione del lavoro, che segna l'entrata nell'età adulta, Jonas capisce che per vivere nell'armonia l'uomo ha rinunciato a molto, troppo. Ha rinunciato ai colori, ai sentimenti, alle razze e ai ricordi. Il donatore, infatti è l'unico membro della comunità che deve sopportare l'enorme fardello di memorie del mondo. 

Jonas è destinato a diventare il prossimo Raccoglitore di Memoria e inizia il suo addestramento, dove inizia a scoprire cosa l'uomo si è perso, e lo rivuole per sé e per la sua comunità. Nella sua mente, trasmessagli dal precedente donatore, ha memorie di slitte che scivolano sulla neve, caccia agli elefanti, guerre e balli ancestrali.

Porta dentro di sè ricordi belli brutti e dolorosi, ma soprattutto conosce cosa sono i sentimenti.  L'unico modo per uscire da questo posto è "venire rilasciati", ma quando Jonas capirà cosa c'è davvero dietro alla cerimonia del rilascio deciderà di agire, innescando una serie di avvenimenti che, si spera cambieranno, per sempre la comunità. Decide quindi di intraprendere un viaggio per raggiungere il limite della memoria, una distanza dalla comunità in cui i ricordi verranno persi e ridistribuiti.

Nel  film  Jonas ha 16 anni e non 12, ma questo poco importa. Non è una storia romantica, non c'è quasi l'amore tra Jonas e la sua amica. 
Il film mette in immagini ciò che non mi ero riuscita a spiegare leggendo il libro. Questa comunità di utopica armonia, dove tutto è finto, dove tutto è perfetto. Nel film si vede una scena dove due inservienti stanno facendo manutenzione agli alberi, inserendo i rami in appositi buchi nel tronco, come se fosse una sorta di lego. Le case sono tutte uguali, le famiglie tutte composte uguali. Non ci sono persone di colore, non ci sono asiatici. I bambini hanno tutti lo stesso compleanno, nascono da madri che non conosceranno mai, e poi vengono affidati alle unità familiari. 
Il film rende bene questo immaginario, utilizzando prima il bianco e nero, come effettivamente vede la comunità il mondo intorno a sé e poi, mano a mano che il protagonista scopre i colori. 
Devo dirvi che a me è piaciuto, ma è soprattutto la storia che ho amato, senza violenza, ma fortemente di ribellione. 

Il cast è di tutto riguardo, parliamo di Maryl Streep nei panni del sommo anziano, Jeef Bridges nei panni del Donatore, Katie Holmes è la mamma di Jonas e il padre è Alexander Skarsgard, il vampiro super fico di True Blood e figlio del noto attore Stellan Skarsgard, che so non vi sovviene, ma se andate a vedervi la foto è lui. Gli attori più giovani sono abbastanza sconosciuti, anche se l'amico di Jonas, Asher, è uno dei protagonisti di Shameless. 
L'unica cosa che mi ha lasciato perplessa è il cameo di Taylor Swift, a cui è stata messa una parrucca scura, che le sta malissimo, e diciamolo, se vuole fare l'attrice ha davvero molta molta strada da fare, molto lavoro duro davanti a sé. 

martedì 2 settembre 2014

August books, Distopie interessanti

Eccomi qui nella ormai consueta rubrica dei libri, che esce nei primi giorni di ogni mese, da una decina di mese. Contenti?
Bene diamoci da fare!
Questo mese estivo, ma praticamente autunnale mi ha dato molto tempo per fare cose come: dare il bianco in casa, leggere, mettere in ordine, deprimermi e dire: Ma quanto freddo fa!? troppe volte.

Come avevo annunciato il mese scorso, dove affermavo di aver iniziato un nuovo libro di Murakami, ho letto 1Q84, libro 1 e 2. Bellissimi! 
Mi sono innamorata subito di Aomame, con cui il libro parte. E' una donna forte, determinata, con un lavoro particolare: uccide su commissione uomini violenti. L'altro protagonista è Tengo, un insegnante di matematica, che sogna di diventare uno scrittore. I due sono legati in qualche modo nel loro passato, ma non lo si capisce subito, e sono anche legati al libro che Tengo scrive, come gostwriter, La crisalide d'aria.
Nel mentre che si sviluppa il libro, Aomame capisce di essere in uno strano mondo che chiama appunto 1Q84, perchè il libro è ambientato nel 1984, quando alzando gli occhi al cielo scopre di  vedere due lune. Tengo lo scoprirà nel libro 2 e capirà anche cosa significhi Aomame per lui. 
Aomame, come dicevo, è il personaggio che mi piace di più per il tipo di carattere e per molte cose che dice e pensa. E' innamorata di Tengo, suo compagno di scuola alle elementari e gli è fedele per tutta la vita. Romantico, stupido, ma romantico.
Il libro coinvolge per il mistero e la bella scrittura, a mio avviso scorrevole e senza fronzoli eccessivi. I personaggi sono affascinanti ma non immediati così che il lettore per capire meglio sia costretto a continuare a leggere. 
Murakami non sbaglia mai.
Per questo libro ho anche una personalissima colonna sonora. Avevo appena scoperto i Disclosure quindi ecco i seguenti video da accompagnare, volendo alla lettura del libro:

Ma soprattutto questa per ogni volta che viene nominata la Sinfonietta di Janacek


Mi chiedo che cosa abbiano i Disclosure con i baci, una vera e propria ossessione!

A essere sincera ho flirtato seriamente con Le cronache del ghiaccio e del fuoco AKA il Trono di spade, ma per quanto interessante, scorrevole e varie ed eventuali, non mi sembrava una letturina adatta ad Agosto, nonostante mi svegliassi al mattino, guardassi fuori dalla finestra i  boschi nella nebbia ed esclamassi: "Winter is coming!" per la maggior parte delle mattine!
Ho letto i primi capitoli e ho deciso di rimandare per dedicarmi a letture più easy e impellenti..
Rullo di tamburi...
Tra pochissimi giorni usciranno tre film molto attesi. Colpa delle stelle, The Giver e The Maze Runner! così ho deciso di prepararmi leggendo i libri.
Colpa delle stelle lo avevo letto ad aprile
 
Quindi mi sono concentrata sugli altri due.
Ho trovato solo la versione in inglese di The Giver, il mondo di Jonas, che è un libro del 1993 non troppo lungo, fa parte di una tetralogia, di cui per il momento ho recuperato solo il primo e lo sto leggendo in questi giorni.
E' un romanzo distopico, ricorda vagamente la struttura sociale di Divergent, che ricordiamoci è molto più recente, possibile che Veronica Roth abbia preso spunto?
Non so ancora dirvi molto a riguardo, ma mi sembra che il libro prometta bene.
Quel poco che ho letto parla di Jonas, il protagonista, che vive in una comunità in cui tutto è perfettamente regolato, dove le famiglie sono composte da padre, madre figlio e figlia. 
I bambini vengono consegnati alle famiglie affidatarie, nessuna mamma delle family-unit fa nascere il suo bambino, non ne fa nascere nessuno. A dodici anni ogni bambino deve partecipare a una cerimonia, proprio come in Divergent.
Questo è il poco che ho letto al momento. 

The Maze runner, o il Labirinto in italiano invece ha catturato tutta  la mia attenzione. (Attenzione Spoiler Alert!!)
Ho iniziato da questo perchè era in italiano e di conseguenza l'ho letto con molta più facilità.
Il libro inizia con Thomas che arriva alla Radura, un luogo circondato da enormi mura che nascondono un labirinto. gli abitanti della radura, i Raduari sono tutti ragazzi tra i dodici e i sedici anni. La radura è stata costruita dai creatori, che vogliono che i ragazzi trovino l'uscita del labirinto per liberarsi. Il giorno dopo che Thomas, il pive, approda alla radura arriva anche una ragazza in coma, che tiene in mano un biglietto che annuncia imminenti cambiamenti. Il primo cambiamento è la scomparsa del sole, e con lui la chiusura delle porte di accesso al labirinto che proteggono il luogo dai mostri, i Dolenti. I radurai devono sconfiggere questi mostri, infilarsi nella loro tana e spegnere un computer per disattivare i mostri e trovare l'uscita. All'uscita scoprono di essere parte di un esperimento, la CATTIVO acronimo di Catastrofe Attivata Totalmente: Test Indicizzati Violenza Ospiti, che probabilmente in inglese ha più senso. Vengono salvati da un gruppo di "ribelli" e portati in salvo al loro quartier generale, ma non è ancora la fine. 
Ho iniziato anche a leggere il sequel: La via di Fuga, ma non posso dirvi molto al momento. 
L'unica pecca del libro è il gergo utilizzato nella radura, che per quanto possa essere stato ritenuto utile nella narrazione, mi sembra poco creativo e forse non così necessario. 



Dato che non mi piace lasciare le cose a metà ho anche ripreso Begli Amici di Madeleine Wickham e devo dire che le mie opinioni a riguardo non sono cambiate per nulla, ma ce la farò magari per i libri di settembre. 
Per quanto riguarda i libri ci vediamo al prossimo mese, e ricordate che sono sempre ben accetti consigli per letture future, ciao!

venerdì 1 agosto 2014

Fuori in 60 secondi, missione spesa con Madre

Il titolo dice già tutto. 
Missione: fare la spesa
Mission impossible: fare la spesa con Madre e non litigare

Se qualcuno di voi mi segue saltuariamente qui e su twitter avrà  intuito che il rapporto con la mia genitrice non è dei migliori, per carità le voglio bene, ma proprio non mi riesce di andarci d'accordo. 

Ora che sono disoccupata in vacanza mi rendo disponibile per andare a fare alcune tutte le commissioni. 
Ieri era la giornata della spesa. 
Questa missione inizia con la compilazione di una lista, che poi viene persa, nonostante le massime attenzioni nel riporla in un luogo sicuro, perchè qualcuno aggiunge le voci e non la rimette a posto. In sostanza si ricompila la lista della spesa prima di uscire, facendo un giro per casa e sommariamente identificando cosa manca. Madre vuole però fare la lista della spesa non in base a cosa manca in casa, ma in base a come sono disposti gli oggetti nel supermercato in cui andiamo abitualmente e si finisce per dimenticare sempre qualcosa. 

I drammi iniziano quando saliamo in macchina e le prende l'agitazione, che ovviamente si riversa sul pedale dell'accelerazione. Per lei guidare significa schiacciare fino in fondo il pedale dell'acceleratore e poi quello del freno, nei rari casi in cui ci si debba fermare, e le curve tutte fatte sterzando all'ultimo e a un pelo dai miri. Un pericolo pubblico insomma e guai se mi propongo come pilota! 
itsaleja.blogspot.com

Arrivati al supermercato e trovato parcheggio lei si accende la sigaretta, ne ha fumata una prima di salire in macchina, mentre io vado a procurare due carrelli, il che non promette mai bene poiché preannuncia una spesa di immani dimensioni.

Appena entrati inforca gli occhiali da vista, rigorosamente appoggiati alla punta del naso e mi spedisce a prendere sei cartoni di acqua frizzante: "Ma la Neve, non la Sant'Anna e nemmeno la Guizza!" Come se non sapessi che, dato che a lei piace quella in casa non entrano altre marche da almeno dieci anni. Come se non ricordassi che il giorno di Pasqua, passata a casa degli zii per una "maratona gastronomica" che solo nelle famigghie del sud si fanno, mi hai rispedito a casa a prenderti due bottiglie di acqua perché quella offerta lì non ti piaceva, per poi farla assaggiare a tutti lodandone il gusto e la leggerezza che nemmeno un vino delle Langhe. 
Vado e mi appesantisco il carrello di questi 40 chili di acqua, che poi è difficilissimo da spostare, e c'è ancora tutta la spesa da fare, così devo mollarlo abbastanza vicino alle casse e poi trasportare tutto a mano dagli scaffali al carrello. 
Lei nel frattempo inizia la razzia, con lista alla mano, che arrivati a metà mi fa rileggere tre volte per essere sicure di non aver dimenticato nulla, perchè non si torna indietro, una volta lasciata l'area di pertinenza di un prodotto. Mia mamma inoltre ha la fissa dei grissini, solo di una marca e solo di un tipo e che mangia solo lei, e delle caramelle solo di una marca e solo di un tipo e che di nuovo mangia solo lei e della maionese. Ogni volta che si fa la spesa bisogna almeno prendere tre confezioni maionese, anche se in casa che ne sono cinque che aspettano di essere usate. 
superflyandshaft.blogspot.com

Arrivate finalmente alla cassa mi manda avanti, perchè vuole che imbusti, giustamente, perchè lei paga, ma bisogna essere scattanti nel caso apra una cassa nuova a cambiare posizione. Iniziano a passare in cassa i prodotti, oh mio dio!, e allora mi getta la busta di plastica dura che contiene tutte le altre buste, quelle sponsorizzate dai supermercati, che costano un sacco ma almeno sono riutilizzabili e belle robuste, ma la roba si accumula più in fretta di quanto io non sia capace di imbustare. In quel caso mi raggiunge dicendomi: "Siamo in una brutta posizione, la gente non passa!" Sembriamo due ladre che mettono via la refurtiva, da quanto si agita! mi fa spostare il carrello, mille volte, quello con i 40 chili di acqua sopra, mi fa imbustare roba e mi dice: "Ma sbrigati!!!" Quando imbusta non fa caso se ha messo i surgelati con il pane fresco, i pomodori infondo alla busta e ci ha appoggiato sopra qualcosa di pesante, e mi fa venire davvero il nervoso. Infine uscite dal benedetto supermercato c'è da scaricare in macchina il tutto. 
Madre non comincia dal baule, lei inizia dai sedili posteriori, perchè nel baule non ci sta! e getta di nuovo le cose a cazzo, perchè ha fretta, le cose che si possono rompere non le mette al riparo, tipo le uova. Messo tutto in macchina, mi manda a mettere a posto i carrelli e si accende una sigaretta, poi si parte sulla via del ritorno sempre alla massima velocità anche in curva, e mi chiedo come magicamente quelle suddette uova arrivino a casa ancora intere.

Parcheggiato davanti al cancello di casa, abitiamo al primo piano senza ascensore, mi molla a scaricare la spesa e entra in casa e man mano che le buste arrivano in casa inizia a spacchettare tutto per dare la spesa a mia nonna, ma fare una busta apposta prima no?, e dopo le buste ci sono i mille cartoni di acqua. Tutto sempre con il fiatone e gli occhi spiritati di chi è inseguito da un plotone di esecuzione. Arrivati in casa c'è da mettere via la spesa nella dispensa ecc, ma quello è un lavoro che non la riguarda, per lei la missione è terminata e a mettere a posto il tutto ci penserà qualcun altro. chi secondo voi?

Non ho ancora finito di fare tutto che mi ci vuole la seconda doccia della giornata e non è nemmeno mezzogiorno, e lei spompata e paonazza, con la  quarta sigaretta, della missione e almeno ottava della giornata, in bocca mi chiede di misurarle la pressione subito!, che se la sente alta! buondì!

Questa giungla mi distrugge!

mercoledì 23 luglio 2014

Le scelte della vita. Mr. Nobody

Ieri sera in nome della mia fissa per i Thirty Second to Mars ho guardato un film con Jared Leto, uno dei tanti, devo dire in questo ultimo periodo. 
Prima non lo calcolavo molto come attore, ma di fatto non avevo mai visto un film con lui, e mi sbagliavo. Oltre la splendida performance in Dallas Buyers Club, della quale non ho parlato quando ho visto il film la prima volta perché tifavo per Leonardo, quindi sarebbe stato alto tradimento, ultimamente ho visto il primo telefilm a cui ha partecipato: My so called Life, Fight Club, l'inizio di Requiem for a dream e ieri mi sono dedicata a Mr. Nobody.

Mr. Nobody è impossibile da spiegare, la 
trama è molto complessa. Nemo, è l'ultimo uomo mortale nella terra, e già lì uno si chiede perché?, ma non  è questo il punto, mentre è negli ultimi giorni della sua vita, lo avvicina un giornalista per un'intervista. Nessuno sa davvero chi sia Nemo Nobody, e infatti da come si capisce nel film Nemo non è nessuno, è un uomo in potenza. Il frutto di una decisione del Nomo bambino costretto a scegliere se andare a vivere con Daddy o Mommy. Il film segue la vita di Nemo su vari piani, in base a quali sono le decisioni che deve prendere, quindi a ogni decisione il film si divide in possibilità innumerevoli. Ora non vi sto a spiegare quanto il film sia complesso, quanto sia stupendo e quanto sia accattivante, ma ve ne parlo perché come ho sempre pensato musica, arte, libri e film che incontriamo durante la nostra vita, non  tutti ok, ma ci si presentano al momento giusto. 
Io sono in questo momento proprio sul punto di scegliere, o almeno penso di trovarmi in questa situazione. 
Continuare a fare quello che ho sempre fatto o cambiare? Cambiare carriera, lavoro, città. 
Non è niente di concreto per ora ma per cambiare in modo così radicale la propria vita si deve essere davvero convinti. 

Questo mi fa pensare al destino. 
Io ho sempre pensato che non esiste il destino, come potenza superiore, incontrollabile, maligna, ho sempre pensato al destino come una scelta.
Il destino è la somma delle scelte fatte da noi e dalle persone di tutto il mondo, che in quanto un enorme quantità di decisioni diventa incontrollabile, quasi una forza superiore.
Sono le scelte che formano il fato, destino ecc. C'è sempre una scelta che cambierà il corso degli eventi. So che sembra un po' "fatalista" come discorso ma pensateci bene. 
Se domani decidessi di mettere un vaso di fiori fuori dalla finestra senza nessun tipo di protezione e si alzasse un forte vento e questo cadesse, e mentre cade, passasse qualcuno e se lo beccasse in testa, per lui sarebbe "destino" per me una scelta. La mia scelta determinerebbe il destino di un'altra persona. 
Per quanto questo sia un esempio semplice, immaginate il sommarsi di queste scelte, tutte insieme. Cosa possiamo fare noi? Noi in base a quello che ci si presenta davanti possiamo prendere decisioni, che serviranno per indirizzare il nostro percorso e in modo indiretto influenzeranno quello di altre persone. Possiamo prendere decisioni e controllare gli effetti collaterali più vicini a noi. Andare a vivere all'estero, per esempio cosa significherebbe per me, come prima cosa, per la mia famiglia, per i miei amici, ma c'è molto di più, molti più strati.
In questo momento sono un po' persa, persa nel mio mondo, nei miei pensieri, persa. Non so dove andrò, non so cosa fare, l'unica cosa che mi riesce bene è non pensarci. 
Per Mr.Nobody il discorso è "Nemo-centrico" non si parla di altre persone, il film parla dell'effetto che una scelta avrà sulla vita di Nemo, non su quella degli altri, ma nella realtà la storia è più complessa, più intricata.
Ora non posso comparare le scelte di Mr. Nobody con le mie scelte, l.e mie sono scelte reali da valutare, il film era bello, guardatelo, e se avete un consiglio da darmi, ben accetto: Cambiare o Non cambiare?

giovedì 17 luglio 2014

Not meaningless sex

Quello che c'è stato tra noi non è stato senza significato.
E' quello che capita ad un uomo e una donna quando dentro scatta qualcosa, quando il momento è perfetto e la chimica li attrae.

Non dire che non è stato un momento importante.

Lo è stato per noi in quel momento, 
solo per noi e solo in quel momento. 
Non ce ne saranno altri e lo capisco, ma non sminuire quello che è stato solo per paura che poi dovremo considerarci una coppia,non lo siamo e non lo saremo forse mai.
Quello è stato un momento prezioso, non una notte di sesso senza significato. 

C'eravamo, eravamo presenti, più svegli di quanto non lo siamo mai stati nella nostra vita. 
Non mi tradire ora dicendo che non aveva significato, che non importa. 
Ora non me lo rovinare dicendo: "amici come prima"; perchè non saremo mai più come prima. 
Saremo diversi. 

Quello che è successo è mio ed è tuo, ma solo mio e solo tuo e di nessun altro. 
Nessuno potrebbe capire come lo abbiamo capito noi. 
Ci sei stato solo tu in quel momento, come ci sono stata solo io per quel breve istante. 
E' stato fondamentale per le nostre vite e anche se è finito io cercherò quella scintilla ancora ed ancora, una ricerca vana perchè quel momento è stato e non sarà mai più, ma non mi voglio arrendere. 
Ora cercherò quella scintilla negli occhi dei miei uomini nella speranza di ritrovarti, altrove.

Ora non facciamoci spaventare da queste parole, andremo avanti avanti con le nostre vite, consapevoli che per una dannata volta nella nostra vita senza senso eravamo nel posto giusto al momento giusto e abbiamo fatto la cosa giusta.

Non spezzarmi il cuore dicendo che non aveva importanza. Ne aveva, ma ormai è passato. 

domenica 6 luglio 2014

Mi manca

Mi manca la vicinanza

Mi mancano gli sguardi rubati, e poi vissuti e rivissuti nella mente
Mi manca la tensione nella vicinanza
Mi manca il sentire pelle su pelle, il sentire labbra calde sulle mie
Mi mancano le parole sussurrate nell'orecchio e i silenzi preziosi.
Mi manca l'interesse, mi manca lo slancio
Mi manca essere importante per qualcuno
Mi manca l'essere desiderata
Mi manca lo sguardo carico di lussuria,
Mi mancano le mani, la bocca la lingua, 
Mi manca il respiro

Mi manca e non so come trovarlo, ancora.

lunedì 23 giugno 2014

Un Ti devo parlare vale più di mille parole

Sono stagista in uno studio, non pagata, da ormai due mesi.
Oggi il mio capo dopo una settimana di "Ti devo parlare" ha finalmente parlato e come sapete il Ti devo parlare non porta mai a niente di buono. 
Il capo voleva parlare della mia situazione lavorativo/economica.
Ormai sono due mesi che lavoro per lui  a titolo di esperienza. 
Al colloquio mi ha detto che non poteva pagarmi, ma al momento non era quello che mi premeva, come ho già detto il altri post, ma il maturare esperienza da mettere nel curriculum.
Il colleghi però hanno iniziato a dire che il lavoro è lavoro e se io lavoro devo essere pagata e non sfruttata, così le mie aspettative si sono alzate. Quando il capo ha detto ti devo parlare pensavo, molto ingenuamente che avendogli i miei colleghi parlato per primi senza che io chiedessi niente, questo volesse dire che mi avrebbe pagato, poco, ma pagati.

Oggi alle 19.00 rimaniamo soli in ufficio e decide che è proprio il momento giusto di farmi il discorso, invece di rimandarmi a casa.
Inizia dicendo che io ho ragione a volere una sorta di compenso, ma che darmi 100 euro al mese sarebbe moralmente poco, ma 200 sarebbe troppo. 
Da lì parte un discorso, contorto e poco chiaro sul fatto che lo studio non ha ricevuto i pagamenti che sperava, che ci sono molte spese e i tre cari colleghi da pagare. 
Non c'è budget.

non.
c'è.
budget.

Che la donna delle pulizie è più importante di uno stagista fresco di laurea, che la laurea in architettura non serve a niente alla fine, se non per insegnare all'asilo o per lavorare in comune. Tutto calmo calmo, mentre mi sentivo ricoprire di merda.  
Non ricordo più tutte le baggianate che ha detto, ma il succo è che ha bisogno fino a luglio compreso del mio lavoro, gratis, forse mi darà un rimborso spese. 
Su questo ultimo punto ci devo ancora pensare. Non so se sia il caso di andare ancora dopo una tale presa per il culo. 

Esiste una legge che dice che il tirocinio gratuito non esiste più, che per 20 ore a settimana si deve essere pagati 300 euro al mese con i contributi e l'assicurazione pagati, per minimo tre mesi, massimo sei. 

Io ne prendo zero, in più mi sono sorbita un discorso di merda sul fatto che la mia laurea non vale un cazzo, che potrei cambiare lavoro tranquillamente e che se facessi le pulizie probabilmente guadagnerei di più, lo dice con cuore, con fare paterno, questo è il consiglio che può darmi. 

Vorrei quindi dirvi quindi quando avete un capo che vi dice Ti devo parlare, mettetevi le mani sul culo per parare l'inculata.

Non sono arrabbiata per il fatto che non mi paghi, perché non mi aspettavo poi il contrario con molto fervore, ma il discorso con cui ha contornato la notizia mi ha davvero buttato giù e non era per niente necessario, facendomi mettere in questione il mio valore, le mie capacità, la stima che ho per me stessa ocme lavoratrice. 
Non lasciate che questo capiti anche a voi. 

mercoledì 14 maggio 2014

Tracks , cammelli in Australia

Sono appena tornata dal cinema, sono andata a vedere Tracks, un film che racconta il viaggio di Robyn che attraversa a piedi il deserti australiano.
Sinceramente non mi sarebbe venuto in mente scegliere questo film e quindi devo ringraziare la mia amica G. che ha scelto. L'altra volta avevo scelto io e siamo finite a vedere Noah.

Robyn è una giovane donna solitaria che decidere di trovare se stessa e per farlo intraprende un viaggio di 2600 km per il deserto australiano con quattro cammelli da lei addestrati. 
In realtà sono dromedari, da non è stato tradotto, in quanto in inglese sia dromedari sia cammelli si identificano con la parola camels, ma son dettagli.
Il film mi è piaciuto, anche se in certi punti risultava un po' lento e forse era voluto, immagino che una camminata nel deserto sia abbastanza lenta. 
Per quanto mi riguarda andare in giro in un posto senza nessuno, senza aiuto senza gps, senza acqua è il peggiore degli incubi, al contrario di G che invece era entusiasta. 

Non per tutti la vita è uguale, forse io non sono molto avventurosa, sono di sicuro un po' pigra. 

Non vi spoilero nulla, ma ho pianto come una fontana in una scena del film.
Film che consiglio, per vedere bellissime immagini, perchè è una storia vera e vi piace il genere "viaggio/diario". Personalmento non amo molto Mia Wasikowska, la trovo un po' insipida. 
Se non sapete chi è lei è l'alice di Alice in Wonderland, l'amore che resta, i ragazzi stanno bene, Jane Eyre. 

Se avete visto In to the wild questo vi piacerà di più di sicuro. 

domenica 27 aprile 2014

Leaving by the rules

Oggi dopo sei anni di rispettabile fruizione delle ferrovie dello stato italiane ho viaggiato senza biglietto.
Per sei anni due volte alla settimana ho preso il treno e ho sempre avuto il biglietto timbrato. Non ho mai preso una multa nè ho mai viaggiato senza. 

Sta sera è stata la prima volta e sarà anche l'ultima, sia chiaro. 
Sono un tipo che nel seguire le regole si sente come sotto una coperta di linus, mi viene l'ansia se sono fuori posto. Sono una di quelle ragazzine che in classe non parlava mai mentre il prof spiegava e poi la volta che lo faceva veniva ripresa subito. SU BI TO. E diventava subito rosso fuoco in volto. 

Sono arrivata alla stazione di partenza, non c'era la biglietteria aperta e le macchinette automatiche hanno il pagamento solo con carta di credito, come se uno dovesse esserne possessore per forza. 
Vado dal controllore e chiedo se può farmi il biglietto, spiegando la situazione. Lui afferma che me lo deve far pagare 5 euro in più, cosa che in realtà non è se non ci sono altri modi per fare il biglietto, e poi pianta un paio di bestemmie. Mi dice che non è una regola, che anche loro hanno dei controlli ecc..
Bestemmiare è davvero una cosa orrenda, e spero che a sto uomo con poco cervello e poco rispetto capiti di trovarsi senza biglietto su un bus iracheno. 

Il simpatico controllore mi dice di salire, che il biglietto me lo fa dentro. E non è mai passato. Non ero l'unica senza biglietto, altri sono andati a chiedere se potevano fare il biglietto e sono stati trattati allo stesso modo.
Ho passato tutto il treno in ansia perchè non avevo il biglietto e ho addirittura immaginato una serie di controllori che appena scesi in banchina ci avrebbero fermato e controllato tutti, e multato ovviamente.
Non è successo, ma che ansia!

Ora caro signore, se anche i controllori subiscono dei controlli è più grave: 
A- fare dei biglietti sul treno senza maggiorazione a suon di 5,75 euro a tutti quelli che come me erano senza biglietto, cioè il 905 dei passeggeri
B- Non fare nessun biglietto e far perdere allo stato 5,75 euro per N passeggeri? 

Mi dica lei.