Nel mese passato vi avevo detto che avevo in programma di legger The Giver, Il mondo di Jonas. L'ho letto, ma ve ne parlerò poi nel post dei libri di settembre, e poi mi sono vista il film.
Premessa: Ora vi voglio parlare solo del film.
La storia, per quanto bella ve la narro un po' sì e un po' no. Non voglio fare spoiler.
Dunque il film si basa sul libro omonimo, che è del 1993, ben prima di Hunger Games, ben prima di Divergent. Queste due saghe si sono, in qualche modo, ispirate a questo libro.
Jonas vive in una comunità chiusa, idilliaca, dove non ci sono mai discussioni, imperfezioni eccetera. Sembra una città giardino di Howard.
L'uomo ha deciso di abbandonare la diversità per uniformarsi, appianare le differenze per vivere finalmente nell'armonia.
Ben presto, dopo la cerimonia di assegnazione del lavoro, che segna l'entrata nell'età adulta, Jonas capisce che per vivere nell'armonia l'uomo ha rinunciato a molto, troppo. Ha rinunciato ai colori, ai sentimenti, alle razze e ai ricordi. Il donatore, infatti è l'unico membro della comunità che deve sopportare l'enorme fardello di memorie del mondo. 
Jonas è destinato a diventare il prossimo Raccoglitore di Memoria e inizia il suo addestramento, dove inizia a scoprire cosa l'uomo si è perso, e lo rivuole per sé e per la sua comunità. Nella sua mente, trasmessagli dal precedente donatore, ha memorie di slitte che scivolano sulla neve, caccia agli elefanti, guerre e balli ancestrali.
Porta dentro di sè ricordi belli brutti e dolorosi, ma soprattutto conosce cosa sono i sentimenti. L'unico modo per uscire da questo posto è "venire rilasciati", ma quando Jonas capirà cosa c'è davvero dietro alla cerimonia del rilascio deciderà di agire, innescando una serie di avvenimenti che, si spera cambieranno, per sempre la comunità. Decide quindi di intraprendere un viaggio per raggiungere il limite della memoria, una distanza dalla comunità in cui i ricordi verranno persi e ridistribuiti.
Nel film Jonas ha 16 anni e non 12, ma questo poco importa. Non è una storia romantica, non c'è quasi l'amore tra Jonas e la sua amica.
Il film mette in immagini ciò che non mi ero riuscita a spiegare leggendo il libro. Questa comunità di utopica armonia, dove tutto è finto, dove tutto è perfetto. Nel film si vede una scena dove due inservienti stanno facendo manutenzione agli alberi, inserendo i rami in appositi buchi nel tronco, come se fosse una sorta di lego. Le case sono tutte uguali, le famiglie tutte composte uguali. Non ci sono persone di colore, non ci sono asiatici. I bambini hanno tutti lo stesso compleanno, nascono da madri che non conosceranno mai, e poi vengono affidati alle unità familiari.
Il film rende bene questo immaginario, utilizzando prima il bianco e nero, come effettivamente vede la comunità il mondo intorno a sé e poi, mano a mano che il protagonista scopre i colori.
Il film rende bene questo immaginario, utilizzando prima il bianco e nero, come effettivamente vede la comunità il mondo intorno a sé e poi, mano a mano che il protagonista scopre i colori.
Devo dirvi che a me è piaciuto, ma è soprattutto la storia che ho amato, senza violenza, ma fortemente di ribellione.
Il cast è di tutto riguardo, parliamo di Maryl Streep nei panni del sommo anziano, Jeef Bridges nei panni del Donatore, Katie Holmes è la mamma di Jonas e il padre è Alexander Skarsgard, il vampiro super fico di True Blood e figlio del noto attore Stellan Skarsgard, che so non vi sovviene, ma se andate a vedervi la foto è lui. Gli attori più giovani sono abbastanza sconosciuti, anche se l'amico di Jonas, Asher, è uno dei protagonisti di Shameless.
L'unica cosa che mi ha lasciato perplessa è il cameo di Taylor Swift, a cui è stata messa una parrucca scura, che le sta malissimo, e diciamolo, se vuole fare l'attrice ha davvero molta molta strada da fare, molto lavoro duro davanti a sé.
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